Circuiti di Memorie

Storie della Città che cambia

Per ideare Circuiti di Memorie siamo partiti dalla nostra esperienza di figli, di nipoti, di giovani palermitani in genere e ci siamo chiesti quali fossero nel concreto i problemi che affliggono gli anziani che vivono a Palermo.

Innanzitutto c’è la solitudine, che è conseguenza ma anche causa di una sorta di “scollamento” generazionale: anziani e giovanissimi hanno pochissime occasioni di comunicare e non si ritrovano quasi mai su un terreno comune di dialogo.

Per questo abbiamo pensato ad un progetto laboratoriale che a partire dai ricordi che ciascun anziano custodisce su Palermo porti all’incontro con i più piccoli e alla trasmissione di questi saperi alle nuove generazioni. Attraverso laboratori di scrittura autobiografica e passeggiate a tema in cui a fare da guida a gruppi di bambini saranno proprio i loro “nonni” vogliamo restituire a giovani e meno giovani una mappa di Palermo fatta di storie sovrapposte che danno profondità ai luoghi e ne preservano la memoria storica., che si tramandano di nonno in nipote, nel vero senso della parola. [Il progetto ha anche e soprattutto una finalità sociale di recupero e integrazione di soggetti marginalizzati.]

backstage del videoclip promozionale del progetto.

 

 

 

 

fase di montaggio del videoclip promozionale del progetto.

 

 

 

 

Il progetto dal titolo “Circuiti di memorie – storie dalla città che cambia” si pone come obiettivo primario la re-inclusione sociale della persona anziana, che da soggetto marginalizzato diventa elemento attivo di un percorso di trasmissione trans-generazionale di saperi e memorie legati alla città di Palermo. Ambito territoriale di riferimento è appunto Palermo, città della quale si intende disegnare una mappa alter-nativa a partire dai resoconti memorialistici e autobiografici messi in circolo dagli anziani coinvolti nel progetto. 

“Circuiti di memorie” nasce dalla constatazione che nelle nostre città esiste oggi una faglia educativa che è necessario colmare favorendo il processo di formazione globale della persona, per fare emergere le potenzialità positive del soggetto individuale e rinforzarne di conseguenza abilità, competenze, autonomie, capacità creative, cognitive e/o relazionali all’interno di uno spazio reale e concretamente cittadino.

Target di riferimento del progetto sono pertanto due gruppi formati da soggetti di solito considerati marginali al vivere cittadino, quali gli anziani over-65 e i pre-adolescenti.

I suddetti gruppi verranno coinvolti in fasi diverse e parallele del progetto, come indicato qui di seguito:

  • un gruppo formato da circa venti anziani parteciperà inizialmente a laboratori di narrazione autobiografica e di alfabetizzazione informatica. Oltre alla riabilitazione cognitiva dei soggetti coinvolti, scopo di questa prima fase del progetto è la socializzazione tra i diversi componenti del laboratorio nonché la raccolta di ricordi legati alla città; questi ultimi verranno in seguito trasmessi a bambini in età pre-adolescenziale (10 anni circa);

  • in una fase immediatamente successiva a quella sopra descritta verranno organizzati dei laboratori per bambini di quinta elementare, che potranno in questo modo prepararsi all’ascolto attivo delle storie su Palermo che i membri del primo gruppo avranno loro da raccontare. Questa fase ha lo scopo di riconfigurare l’immagine della persona anziana agli occhi del bambino, ma vuole anche accrescere la consapevolezza dei soggetti coinvolti relativamente al territorio in cui vivono; in questo modo il percorso proposto avrà delle ricadute sociali sia sul fronte della solidarietà intergenerazionale sia su quello della conoscenza storica della propria città;

  • la fase finale del progetto prevede l’organizzazione di passeggiate a tema per i quartieri di Palermo durante le quali gli anziani, facendo da guide, potranno trasmettere direttamente ai bambini le storie legate alla città e mostrare loro in questo modo i diversi “strati” di cui la città si compone: sarà quindi un momento di incontro tra generazioni distanti tra loro. I racconti, registrati sia in studio che in strada, andranno a costituire una mappa digitale della memoria cittadina, che restiuisca a tutta la cittadinanza (ma il bacino dell’utenza è da considerarsi molto più ampio) il lavoro svolto durante i laboratori.

Il progetto mira in tal senso a proporre alle strutture scolastiche e/o socio-territoriali percorsi di educazione informale relativi a tematiche in grado di incidere sulla vita degli individui, sul loro universo psico-relazionale, sul loro contesto cittadino di riferimento, sul loro rapporto coi supporti multimediali, mass mediatici e, più in generale, digitali.

Per la buona riuscita del progetto è necessario disporre di alcuni mezzi di natura materiale quali: formatori, aule, supporti digitali (computer, videocamere, microfoni, applicazioni web, domini internet), materiale di cancelleria, cui andranno ad aggiungersi eventuali autorizzazioni per l’accesso ai luoghi da visitare. Bisogna anche considerare che con buona probabilità sarà anche necessario predisporre un piano per il trasporto logistico di anziani e bambini coinvolti nelle passeggiate, e quindi andranno considerati anche i costi dei mezzi di trasporto, siano essi pubblici (abbonamenti al bus, ecc.) o privati (carburante, manutenzione dei mezzi, ecc.). È necessario inoltre provvedere ad una copertura assicurativa per tutti i partecipanti al progetto. Per sostenere queste spese contiamo di appoggiarci su più canali di finanziamento:

  • fondi messi a disposizione da enti pubblici o privati, per l’assegnazione dei quali vengono di norma predisposti bandi aperti cui le associazioni possono partecipare;
  • vendita dei prodotti come la mappa interattiva ad enti e associazioni operanti in ambito turistico

Quelle proposte sono attività di valore etico globale, che si prefiggono a lungo termine di contribuire alla creazione di nuovi modelli di economia virtuosa centrata su beni relazionali[1] ed eco-sostenibili, nonché sulla potenzialità delle imprese sociali di restituire potere ad una cittadinanza frustrata dallo status quo (principio di sussidiarietà). I micro-obiettivi che contiamo di raggiungere e i bisogni di mercato che intendiamo soddisfare sono i seguenti:

  • stimolare la trasmissione intra e intergenerazionale del patrimonio culturale degli anziani alle nuove generazioni, che sempre più crescono prive di manualità e di conoscenze legate alla cultura del territorio in cui vivono;

  • raccogliere e catalogare il patrimonio immateriale “orale” (detti, espressioni dialettali, proverbi, leggende, racconti, aneddoti, ricordi…), attraverso la realizzazione di data-base cartacei (schede informative, opuscoli e brochure) e digitali (DVD, audioregistrazioni, audioguide, app) comprendenti i documenti e le interviste alle persone anziane, a partire dai racconti di memorie autobiografiche, nel rispetto dell’idea che i luoghi generano e sono fatti di memorie individuali e collettive;

  • avvicinare i giovani ai Beni Culturali materiali e immateriali di Palermo con l’intento di sensibilizzare ed educare le nuove generazioni a scoprire, amare e tramandare questo patrimonio ed a riappropriarsi costruttivamente di spazi urbani pubblici (riaquisizione potenziale di potere, trasformazione di beni materiali in beni relazionali, etc.).

  • incrementare sul territorio “iniziative culturali dal basso”, sviluppando nello specifico una mappa alter-nativa della città ad opera di soggetti deboli e o marginalizzati e o svantaggiati rispetto al tessuto sociale dominante (riaquisizione potenziale di potere sociale, riconoscimento sociale, realizzazione del principio di sussidiarietà, etc.) che sia concretamente fruibile ed utilizzabile, in un secondo momento, dalla cittadinanza tutta per realizzare nuovi percorsi di conoscenza e riscoperta della città.

[1] I beni relazionali sono quelle esperienze umane in cui è il rapporto in sé, la stessa relazione a costituire il bene “economico”; esse passano per il riconoscimento dell’Altro come soggettività autonoma e implementano lo sviluppo, la conoscenza, la regolazione, la protezione, il sostegno sociale, la cooperazione e la reciprocità (Giorgi A., Lo Verso G., 2011). La possibilità che emergano è legata alle identità, alle motivazioni soggettive, alle dinamiche dei gruppi di appartenenza (presenti, passati, interni ed esterni), alle variabili istituzionali e alle radici storico-antropologiche territoriali (Giorgi A. et al., 2009).